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 money management
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gikosbd4ct
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Inserito il - 02/01/2006 : 00:17:59  Mostra Profilo Invia a gikosbd4ct un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Beh per cominciare bene il 2006 direi per una volta di incentrare il problema del trading da un altro punto d vista quello del money management; fino a circa 2 anni fa nonostante avessi una media trade dell'85% vincente perdevo soldi o comunque avevo dei drow down che mangiavano praticamente tutto il lavoro fatto! E' cambiato qualcosa quando ho conosciuto un altro trader come me e la cosa che mi faceva incazzare era che nonostante lui avesse una media del 30% di trade vincenti guadagnava soldi; Differenza money managment Allego del materiale trovato in internet sull'argomento che ritengo interessantissimo


"È meglio avere un sistema mediocre e una buona strategia di money management piuttosto che un ottimo sistema e una strategia di money management scadente."
Si tratta di una frase che ha il pregio di riassumere in sé l'essenza stessa del money management ma che viene indubbiamente apprezzata solo da coloro che hanno resistito sui mercato per un po' di tempo – almeno quanto basta per rendersi conto di aver confuso almeno una volta la propria bravura con un trend rialzista generalizzato… I mercati che salgono premiano tutti, i mercati che scendono premiano solo i pochi professionisti che hanno imparato a pensarla alla Kroll…
Introduzione
La verità sulla borsa è che esiste una quantità virtualmente infinita di sistemi per guadagnarsi da vivere sui mercati, o anche solo di far crescere il proprio capitale senza doversi necessariamente dedicare al trading quotidianamente.
Esistono corsi, libri o dispense in grado di trasferire tecniche operative di ottimo livello: pattern che anticipano rialzi o ribassi che, come sempre accade in questo ambito, a volte funzionano e a volte no.
Tuttavia qualsiasi strategia di trading di successo integra sempre una componente aggiuntiva rispetto alle sole regole di ingresso e di uscita: si tratta del vero elemento critico della strategia, quello che può davvero fare la differenza tra sistemi di successo e sistemi "così così". Si tratta del money management.
È necessario disporre di un sistema che ci indichi quanto "puntare" su ogni operazione che ci protegga nel contempo da situazioni che potrebbero portarci a perdere troppo per poter continuare a fare trading.
L'idea che il money management sia la chiave del successo nel trading è un concetto condiviso da tutti i trader più profittevoli, a partire da Larry Williams fino ad arrivare al duo Raschke/Connors, passando per Lewis Borsellino e Joe Ross. Chi li conosce – o anche chi ha solamente letto i loro libri – sa che si tratta di trader che operano con tecniche sviluppate personalmente, molto differenti le une dalle altre. Eppure tutti loro guadagnano costantemente sui mercati pur lavorando con sistemi concettualmente distanti tra di loro e su mercati o strumenti assai differenti.
E se la capacità di guadagnare è la costante che lega i trader di successo, ci deve essere un elemento, quasi un denominatore comune, che caratterizzi non tanto le tecniche di ingresso e uscita ma piuttosto l'approccio al mercato.
Meccanismi di sicurezza
La prima cosa da ricercare in un sistema di trading è la presenza di qualche meccanismo o regola che prevenga da perdite troppo rilevanti la cui dimensione potrebbe seriamente compromettere la futura attività di trading. Come in qualsiasi business, senza soldi è impossibile fare qualsiasi cosa.
Questo requisito essenziale nasce da una semplice considerazione: è impossibile che un sistema di trading sia dalla parte giusta del mercato il 100% delle volte. Ed è necessario che quelle volte (rare, si spera) in cui il sistema sbaglia entri in azione un meccanismo che preservi il capitale del trader.
Ma cos'è in pratica il money management? E perché è così importante?
Si tratta di un insieme di regole che devono indicare al trader quanto investire in ciascuna operazione in modo che anche se le cose dovessero andare male, l'impatto della singola perdita non possa intaccare più di tanto il capitale a disposizione. In sostanza è un sistema per mantenere il rischio a un livello considerato accettabile, in funzione delle capacità di ciascuno di assorbire l'inevitabile stress che ne deriva. In questo modo, si ridurrà al minimo la componente emotiva che rischia di farci prendere decisioni sbagliate quando siamo sotto pressione. Il rischio va considerato sempre con il massimo rispetto: che ci piaccia o no, è il nostro compagno d'avventura ed è sempre presente.
Lo stop loss
Il primo elemento che ci aiuterà nel prevenire situazioni potenzialmente pericolose per la nostra sopravvivenza finanziaria è lo stop loss. Chiunque ne conosce la funzione: si tratta di un ordine di liquidazione della posizione che viene attivato alla violazione di un livello di prezzo che rappresenta il "limite" dell'operazione speculativa. La violazione del limite definito dalla strategia coincide con la dimostrazione che l'ipotesi rialzista o ribassista formulata è sbagliata. In pratica, se acquistiamo un titolo a 20 euro perché ci aspettiamo che vada verso i 30 o i 35 e le quotazioni scendono a 17, prendiamo atto che probabilmente la spinta rialzista non è sufficientemente forte – almeno per il momento – per raggiungere l'obiettivo ipotizzato. E scendere a 17 non è la strada giusta per salire a 30…
Ovviamente è lecito attendersi che i prezzi non si muovano immediatamente nella direzione auspicata e, proprio per questo motivo, daremo sufficiente spazio alle quotazioni per muoversi. Ma oltre un certo livello sarà necessario ammettere che si tratta di un'operazione sbagliata e si chiuderà la posizione.
Le dimensioni della posizione
Un altro elemento determinante per la sopravvivenza del trader è il corretto dimensionamento della posizione. Mentre lo stop loss protegge una singola operazione da un movimento del mercato contrario alle aspettative, la corretta dimensione della posizione ha come compito principale la protezione del capitale complessivo. Questo tema verrà ampiamente sviluppato in seguito poiché è il punto centrale dal quale partono tutte le buone tecniche di money management.
Il trailing stop
Da un punto di vista strettamente formale, il trailing stop appartiene agli strumenti per il trade management piuttosto che a quelli del money management ma vale la pena accennarne la funzione per poi descriverne più diffusamente l'utilizzo. Il trailing stop è un sistema che consente di catturare buona parte dei profitti che si stanno manifestando quando una posizione si rivela corretta. È un livello di stop dinamico, che segue l'evoluzione delle quotazioni. Analogamente allo stop loss, anche il trailing stop lascerà uno spazio sufficiente alle quotazioni per muoversi in senso contrario ma solo entro un limite che garantisca che il profitto conseguito fino a quel momento non si eroda troppo o che, peggio, si trasformi in una perdita.
Dentro al money management
Stabilire le regole per la gestione del denaro allocato in ciascuna operazione prima di iniziarla consente di affrontare i mercati con più serenità e, soprattutto, con un insieme di automatismi che entreranno in azione anche se noi non siamo presenti o se non siamo sufficientemente lucidi e freddi per decidere al volo se tenere aperta la posizione ancora un po' o liquidarla.
È questo tipo di indecisione che generalmente rovina i trader che non hanno un buon sistema di money management: è il modo migliore per trasformare piccole perdite in drawdown insostenibili.
Mentre la stragrande maggioranza dei trader si affanna a cercare l'indicatore perfetto o "definitivo", in grado di segnalare con precisione assoluta i minimi in corrispondenza dei quali acquistare i e massimi sui quali liquidare le posizioni, pochi, pochissimi prestano attenzione a quelle che sono le uniche regole "auree" da tenere sempre presenti quando si fa trading.
Inoltre, anche se esistesse il perfetto indicatore in grado di segnalare quando comprare e quando vendere, non è detto che si opererebbe nelle migliori condizioni: nel trading si guadagna sapendo quando comprare e quando vendere ma soprattutto sapendo quanto puntare su ogni singola operazione. E questo è money management.
Una semplice domanda
È meglio ottenere una performance del 20% o una dell'80%? Nessuno può dare una risposta corretta a questa domanda. Perché? Perché manca un elemento essenziale: il capitale impiegato. Una performance eccezionale dell'80% su una posizione da 1.000 euro produce un utile di 800 euro mentre un più modesto 20% su una posizione da 10.000 ne produce 2.000: ben oltre il doppio ottenuto con una performance di quattro volte inferiore. In borsa sono i valori assoluti che contano, non le percentuali.
A questo punto dovrebbe iniziare a esser chiaro come il money management, ovvero l'insieme di tecniche per decidere quanto allocare su ogni singola operazione, sia così importante.
Controllo, psicologia e disciplina
Mentre la maggior parte dei trader è convinta di poter controllare il mercato attraverso tecniche di ingresso e uscita più o meno sofisticate, pochi si rendono conto che l'unico controllo che si può esercitare è sul rischio e non sul mercato.
Una volta che si è aperta una posizione, al di là della motivazioni che hanno spinto il trader ad agire, è il mercato a guidare il gioco: siamo noi soggetti al suo controllo… in un simile contesto, l'unico elemento su cui ci resta il controllo è quello definito dal money management, poiché il mercato si muoverà indipendentemente dalle nostre aspettative, previsioni o speranze. Si tratta di un'entità autonoma, risultante dalla combinazione di milioni di scambi effettuate da centinaia di migliaia di operatori che hanno ambizioni, esigenze, prospettive e, soprattutto, idee differenti.
Comprendere che il mercato ha una propria personalità, sintesi dell'operatività di una moltitudine di partecipanti è un passo importante ma non così ovvio. È comunque necessario capire che il trader non è colui che lotta contro il mercato ma colui che piuttosto cerca di entrare in sintonia con esso, relativamente al proprio time frame di riferimento, alle proprie aspettative e alle proprie capacità.
La consapevolezza delle proprie capacità è un tratto essenziale per avere successo sui mercati. Un breve cenno all'Arte della Guerra, l'immortale opera di Sun-Tzu sulle tecniche militari del Giappone medievale, chiarirà meglio questo concetto:
"Se conosci il nemico e conosci te stesso non dovrai aver paura di affrontare cento battaglie. Se conosci te stesso ma non conosci il tuo nemico, per ogni vittoria ci sarà una sconfitta. Se non conosci il tuo nemico e non conosci nemmeno te stesso, soccomberai ad ogni battaglia." - Sun-Tzu, L'Arte della Guerra [Il piano d'attacco]
La sostanza è che conoscendo il nemico è possibile attaccare (sfruttando i suoi punti deboli) e conoscendo se stessi è possibile difendersi.
Nonostante l'Arte della Guerra sia un trattato militare, è possibile trovarvi un enorme valore in termini di riflessioni anche per numerose attività quotidiane, come il lavoro (i colleghi o i capi sono a volte alleati e a volte nemici, non è vero?) e, a maggior ragione, i mercati finanziari.



Modificato da - gikosbd4ct in Data 02/01/2006 01:31:39

gikosbd4ct
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Inserito il - 02/01/2006 : 00:20:54  Mostra Profilo Invia a gikosbd4ct un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
affrontiamo le principali ragioni che conducono la maggior parte dei trader a perdere denaro sui mercati. Probabilmente la stragrande maggioranza dei trader, quando apre una posizione lo fa con l'aspettativa di conseguire un guadagno, ma purtroppo buona parte di coloro che fanno trading perde. Perché? Quali sono le caratteristiche di coloro che nel lungo periodo perdono? Possono sembrare domande banali ma lo sono solo in apparenza. Prima di rispondere, però, è necessario analizzare il reale significato delle domande poste. Coloro che "nel lungo periodo" perdono sono diversi da coloro che si sono avvicinati ai mercati finanziari e ne sono velocemente stati espulsi. Questi ultimi ci hanno provato, hanno immolato un capitale (grande o piccolo non importa) sull'altare della ricchezza facile e veloce e hanno deciso che il trading non fa per loro. I perdenti di lungo corso sono invece coloro che si ostinano a giocare a un gioco del quale non conoscono le regole: a volte guadagnano, convincendosi di aver finalmente trovato il sistema "giusto" ma più spesso perdono. Ma perché perdono?
Essenzialmente per quattro motivi.
1. Sopravvalutazione del sistema che utilizzano.
Un sistema testato (e ottimizzato) su dati passati dimostra solo che è possibile costruire ex-post una strategia in grado di adattarsi in maniera soddisfacente a un fenomeno rappresentato dall'evoluzione di una serie di prezzi registrata in un dato periodo. Di per sé non garantisce che in futuro (o anche il giorno dopo) le regole siano in grado di interpretare al meglio i nuovi prezzi. "Credere nel sistema", regola che i trader che basano la propria operatività su segnali ottenuti da software mettono al primo posto, non deve essere intesa come cieca fiducia nel sistema stesso. E la prova è che anche i trader sistematici utilizzano lo stop loss (se avessero una fiducia incondizionata nel sistema, lo stop loss sarebbe inutile per definizione).
Se i mercati cambiano, anche il sistema deve essere cambiato o, meglio, adattato. È possibile attribuire a un mercato (o a un titolo) una sorta di personalità conferita dai trader più assidui che ne influenzano i movimenti. Tale personalità tenderà a manifestarsi più o meno regolarmente per un certo tempo (prevalentemente in dipendenza del livello di prezzo del titolo, per una serie di ragioni tecniche legate alla reattività del titolo rispetto al proprio tick che vedremo oltre) ed è plausibile che se i movimenti di un titolo sono stati ben interpretati da un sistema negli ultimi 12-18 mesi, non sarà improbabile che analogo comportamento si manifesterà ancora, almeno nel breve periodo. Ma su scale temporali più lunghe potrebbe cambiare di molto. La fiducia nel sistema in quanto tale non deve mai venir meno, ma va considerato che qualsiasi sistema, come tutte le strutture più o meno complesse, necessita di manutenzione e aggiornamento.
2. Incapacità di cambiare idea sulle posizioni.
Cambiare idea può rappresentare un costo psicologico ben superiore rispetto al costo monetario costituito da una perdita. Proprio per questo motivo la spinta a "razionalizzare" la posizione in perdita conduce il trader cui la posizione si è rivoltata contro a cercare una serie di motivazioni in grado di giustificare la situazione, spostando il peso del fallimento all'esterno piuttosto che all'interno. È quindi il mercato ad assumere comportamenti "inspiegabili" e non certo il trader ad aver sbagliato. "Prima o poi le cose torneranno al loro posto", si spera… e questa considerazione ci conduce direttamente al prossimo punto.
3. Tendenza a dilatare l'orizzonte temporale delle posizioni.
Si parte spesso con una posizione destinata, nelle intenzioni, a durare qualche giorno se non qualche ora. Se l'aspettativa non viene soddisfatta entro breve e i prezzi iniziano a muoversi in direzione opposta a quella prevista, i casi sono due: o scatta lo stop loss oppure non scatta. Nel primo caso si incassa la perdita (fa parte del gioco, no?) e si riparte. Nel secondo caso si ignora il livello di stop e, semplicemente, si aspetta che le cose si rimettano ad andare per il verso giusto. Ma qual è il verso giusto? Quello auspicato dal trader, che vuole avere ragione o quello effettivamente manifestato dal mercato, che invece ha ragione? Il risultato è che si tende a trasformare un'operazione di trading di breve termine in un investimento a lungo termine, andando a scovare motivazioni fondamentali ("dopo tutto è un buon titolo") che nulla hanno a che vedere con le motivazioni originarie in forza delle quali si è aperta la posizione. Ovviamente non c'è nulla di male nell'investimento a lungo termine in sé: è la confusione fra trading e investimento che è letale, specialmente quando è causata dal rifiuto della realtà di aver commesso un errore.
4. Assenza di una strategia alla quale ricorrere in caso di perdita.
Strettamente connesso con il punto precedente, anche questo aspetto può produrre risultati devastanti. Se c'è un errore ancora più grave di quello di non rispettare lo stop loss è quello di non metterlo proprio. Se ci si pensa bene, più che una dimostrazione di presunzione da parte del trader, è una dimostrazione di incoscienza. Fare trading significa sempre e comunque avere a che fare con delle probabilità e il non prevedere una perdita massima nel caso in cui le probabilità non siano a nostro favore significa esporsi a un rischio virtualmente illimitato – chi non sa quanto rischia, rischia tutto ciò che ha. Il fatto di non mettere uno stop loss, ovvero di non prevedere una condizione di uscita da uno scenario avverso, non ci permette di rispondere a una semplice domanda: "Cosa faccio se i prezzi invece che salire scendono?"
Coloro che perdono sistematicamente sono quindi vittime di questi quattro comportamenti errati che in realtà affondano le proprie radici in un elemento comune: l'incapacità di rispettare un segnale che pur dimostrando materialmente il loro errore è l'unico elemento in grado di proteggerli da risultati ancora più devastanti.
Sarebbe un po' come far disattivare l'air bag dell'automobile per negare o allontanare la possibilità di avere un incidente. Nessun uomo sano di mente lo farebbe.


Modificato da - gikosbd4ct in data 02/01/2006 01:32:17
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gikosbd4ct
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Inserito il - 02/01/2006 : 00:22:01  Mostra Profilo Invia a gikosbd4ct un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
analizziamo le problematiche relative alla definizione del capitale iniziale necessario per il trading e le modalità di allocazione e valutazione del rischio.Fra le prime decisioni da prendere nel percorso di definizione delle regole di money management vi è la quantificazione del capitale che si intende utilizzare per il trading. Una delle domande più frequenti riguarda infatti l'entità del capitale necessario per iniziare a fare trading con l'obiettivo di guadagnarsi da vivere con tale attività.
Questo approccio prevede che si consideri il trading come un business a tutti gli effetti. Qualsiasi attività imprenditoriale richiede un capitale iniziale che, nel caso del trading, oltre ai costi sostenuti per il computer, il software, la connettività, la formazione eccetera, include anche un costo rappresentato dalle inevitabili perdite che, nella fase di apprendimento, saranno molto frequenti.
Ed è proprio questa la fase critica: affrontare e gestire le operazioni sbagliate è essenziale per non commettere l'errore fatale rappresentato dall'iniziare a operare ossessionati dal mito dell'eliminazione delle perdite. Le perdite sono parte integrante del trading, così come i costi per la conduzione di un'attività sono necessari all'attività stessa: nessuno si sognerebbe mai di avviare un business senza mettere in conto i costi per l'affitto o il personale. L'utile dell'impresa deriva sempre dalla differenza tra ricavi e costi e il valore dell'imprenditore è rappresentato dalla sua capacità di ottenere ricavi elevati controllando i costi.
Analogamente un trader, anzi, un buon trader sarà in grado di controllare il rischio e, conseguentemente i costi del proprio business.
Tornando alla questione del capitale, è opportuno sottolineare che spesso è la dimensione economica a determinare lo stile di trading: se si dispone di una cifra limitata è consigliabile orientare la propria operatività verso sistemi di medio-lungo termine poiché su un time frame più lento si spenderà meno per le commissioni le quali, in regime di costi fissi per eseguito, hanno un peso percentuale ben differente rispetto al capitale che viene impiegato. Si pensi all'acquisto di 1.000 azioni da 10 euro (10.000 euro) o all'acquisto di 4.000 pezzi del medesimo titolo (40.000 euro). L'impatto delle commissioni fisse, nel secondo caso, sarà di quattro volte inferiore rispetto al primo.
Se si lavora con un capitale limitato e si utilizza un sistema veloce, in grado di generare numerosi segnali di acquisto e vendita, nella migliore delle ipotesi si rischia di fare centinaia di operazioni solo per uscire a pareggio una volta pagate le commissioni.
Un altro aspetto positivo dell'attività di trading che si sviluppa su un orizzonte temporale più ampio è rappresentato dalla possibilità di pianificare operazioni speculative senza per questo dover abbandonare la propria attività principale. È un'opportunità che non va trascurata: infatti, se da un lato il trading e a tempo pieno appare molto attraente, è necessario poi fare i conti con la propria indole e le proprie capacità di gestione della posizione giorno per giorno.
Per chi inizia, poi, l'opzione dell'operatività part-time dovrebbe essere considerata con la massima attenzione. In primo luogo perché si tratta di un'operatività che obbliga il trader a fare meno operazioni, ciascuna delle quali di più ampio respiro; in secondo luogo perché le inevitabili perdite iniziali, che rappresentano l'aspetto più eclatante della necessaria curva di apprendimento, possono in qualche modo essere compensate dal reddito proveniente dall'altra attività.
Una volta che si sarà sicuri che le proprie tecniche di trading sono in grado di generare un flusso di reddito stabile – e soprattutto superiore a quello ottenuto con lo svolgimento dell'altra attività – si potrà pianificare il passaggio da una professione "classica" alla professione di trader. In sostanza, l'idea di mollare tutto per darsi al trading senza essere più che sicuri di avere alle spalle un capitale o un reddito in grado di aiutarci durante i tempi duri può avere conseguenze drammatiche.
A questo proposito, vale la pena ricordare un vecchio detto di Wall Street: "Il modo migliore per ottenere un conto da un milione di dollari è partire con due milioni."
Realmente, il modo migliore per iniziare a fare trading è partire in un'ottica part-time. Si continua a percepire un reddito mentre si affidano le proprie capacità di speculatore.
Allora, quanto serve per iniziare?
È molto difficile definire il capitale "ideale" per fare trading. Troppe sono le variabili in gioco: se pensi solo allo stile di vita di ciascuno, all'età, al tipo di famiglia eccetera. Iniziare con 10.000 euro sicuramente non consentirà di vivere di trading. Lavorare con un capitale di 200.000 euro, invece, può consentire di procurarsi un reddito adeguato con una maggior tranquillità, grazie a concrete possibilità di diversificazione e allocazione anche su time frame differenti. La soluzione per identificare quanto capitale dedicare al trading è rappresentata dal considerare il trading con un'attività imprenditoriale, definendo con il capitale l'entità del finanziamento per l'inizio di tale attività. Questo tipo approccio porta con sé un altro vantaggio. Se si considera il trading con un'attività imprenditoriale non si sarà portati a pensare che possa dare guadagni stratosferici nei primi mesi di attività. Nessuno si sognerebbe di sostenere di essere in grado di aprire un'attività con 10 o 20.000 euro e di conseguire un utile di un milione di euro il primo anno. Il trading è un lavoro, non una scorciatoia per diventare ricchi.
Definire la perdita massima
Una volta definito l'ammontare del capitale necessario per l'attività di trading, il passo successivo è rappresentato dalla definizione della massima perdita che siamo disposti ad accettare per ciascuna operazione. Per "massima perdita" si intende semplicemente quella porzione di capitale che si ritiene di poter perdere senza che ciò si ripercuota in maniera significa sul capitale o sul livello di serenità del trader.
Si tratta di un passo assolutamente necessario da compiere prima di porre in essere un'operazione speculativa poiché è un elemento che ci consentirà di aderire ad uno dei principi cardinali del trading rappresentato dalla necessità di limitare le perdite. Ogni perdita, infatti, erode una quota del capitale destinato al trading e se non si tiene sotto controllo questo fenomeno ci si ritroverà presto con un capitale così ridotto che sarà estremamente difficile, se non impossibile, riportare a pareggio.
Una celebre tabella, riportata di seguito, illustra come il progressivo deterioramento del capitale richieda performance percentuali sempre più elevate per tornare a pareggio.

Il calcolo della performance richiesta per ricostituire il capitale è basato su una semplice formula:
RP = 100 / (100 - P) * P

dove:

P = percentuale di perdita registrata;
RP = performance necessaria per tornare a pareggio.
Una delle regole auree del money management suggerisce di non rischiare più del 2% del capitale totale a disposizione in ogni singola operazione. Ovviamente il 2% può sembrare un livello molto basso ma nella maggior parte dei casi, se il capitale è adeguato, può consentire di aprire posizioni sufficientemente ampie, tali da poter dare significative soddisfazioni economiche nel caso in cui il trade si dovesse sviluppare come previsto. Accanto a questa prima regola di money management, ne esiste un'altra che suggerisce di non allocare più del 30% del capitale a disposizione per ciascuna operazione.
Allocazione del capitale e definizione del rischio
Rischiare e allocare sono due concetti differenti. Chiariamo con un esempio.
Si supponga che il capitale a disposizione per il trading sia di 100.000 euro; la nostra regola base di money management ci consentirà di allocare un terzo di tale somma (30.000) in ogni operazione, fissando uno stop loss in modo da rischiare al massimo 2.000 euro (il 2% di 100.000). Ovviamente i 2.000 euro messi in gioco rispetto alle dimensioni della posizione (30.000) avranno un peso specifico maggiore (7%) ma di sicuro non potranno avere effetti devastanti sul capitale totale. In sostanza abbiamo allocato 30.000 euro e ne stiamo rischiando 2.000.
Tutto ciò ci consentirà di poter affrontare, con relativa serenità, anche una sequenza prolungata di operazioni in perdita grazie alla consapevolezza che il loro impatto potrà essere sopportato senza eccessivi problemi. In altre parole, prima che l'intero capitale venga cancellato dalle perdite, si dovrebbe verificare un'enorme sequenza di operazioni negative consecutive. Tra l'altro, considerando che l'approccio percentuale proporziona automaticamente l'entità del rischio, il sistema ridurrebbe gradualmente il valore assoluto dell'esposizione, come indicato nella tabella seguente, che illustra come la progressiva diminuzione del rischio per trade allunghi la vita del trader.


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gikosbd4ct
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Inserito il - 02/01/2006 : 00:23:18  Mostra Profilo Invia a gikosbd4ct un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
lo stop loss iniziale. In termini estremamente sintetici, è possibile definire lo stop loss come il livello in corrispondenza del quale si abbandona la posizione poiché le premesse iniziali relative all'ipotesi di movimento dei prezzi vengono a cadere. È essenziale che tale livello sia definito prima di intraprendere l'operazione speculativa poiché la definizione dello stop loss fa parte del processo di pianificazione del trade e non della sua gestione che invece riguarda, semmai, la sua attivazione.
Ma perché si usa lo stop loss? Per ridurre le perdite, ovviamente. Ma la sua funzione, in un'ottica di approccio sistematico al trading, è in realtà più complessa.
Chiunque decida di adottare un approccio sistematico al trading (system trading, che non equivale a trading system) decide di agire sulla base di segnali che si manifestano in funzione di regole predeterminate che costituiscono la formalizzazione più o meno complessa di una strategia di trading.
Tanto per fare un esempio, potremmo definire una strategia come segue:
Compra domani in apertura se la chiusura di oggi è superiore alla media delle chiusure degli ultimi 10 giorni e vendi in chiusura 3 giorni dopo l'acquisto.
Al di là dell'estrema semplicità della formula, presentata esclusivamente a scopo esemplificativo, è evidente che si tratta di un sistema che entra in azione sulla base di una regola che osserva il mercato traendone un input e dà eventualmente un segnale (output) se e solo se si verifica una determinata condizione (chiusura di oggi superiore alla media delle chiusure degli ultimi 10 giorni).
Ma quanto vale questa regola?
Per cercare di dare una risposta a questo (apparentemente) semplice interrogativo è necessario studiare quali esiti ha dato la sua applicazione nel passato, con l'obiettivo di stabilire se esiste una relazione fra segnale e risultato. Supponendo che lo studio del passato abbia fornito un risultato positivo, inteso come rapporto fra operazioni vincenti e perdenti favorevole, possiamo convalidare la strategia, basandoci sull'aspettativa che le regole che hanno reso profittevole il test storico mantengano la loro validità anche per il flusso futuro dei prezzi.
Ora, nel migliore dei casi, il nostro sistema sarà in grado di far registrare un numero di operazioni positive maggiore rispetto a quelle negative, mantenendo possibilmente un rapporto positivo anche rispetto all'entità dei guadagni comparata con l'entità delle perdite. In parole povere, ci si augura che il numero delle operazioni in guadagno sia superiore al numero di quelle in perdita e che l'entità media dei guadagni sia anch'essa superiore all'entità media delle perdite. Ciò significa che il nostro guadagno complessivo sarà il risultato della sommatoria dei guadagni detratte le perdite. In pratica sarà un saldo fra ricavi e costi.
Tuttavia, poiché il trading è sempre un gioco di probabilità, è necessario limitare l'escursione delle eventuali perdite che dovessero verificarsi nell'ambito della durata della posizione, stabilita anch'essa dalle regole di trading. Infatti, se da un lato il sistema garantisce comunque una chiusura della posizione "temporizzata" a tre giorni, nessuno è in grado di garantirci che non si verifichi un evento raro (ma non impossibile) che porti, ad esempio, le quotazioni a scendere in maniera tale da influenzare pesantemente le performance del sistema. Anche escludendo casi esemplari tipo Parmalat, Enron, WorldCom o quelli di altri titoli del Nuovo Mercato ormai sospesi da tempo, non è affatto improbabile che un titolo scenda molto al di sotto di quanto storicamente non abbia mai fatto, dando così vita a quell'evento "imprevedibile" che proprio perché non era mai accaduto prima, non era mai entrato a far parte delle regole del sistema. Del resto, se l'evento fosse stato prevedibile, sarebbe stato previsto e il fatto che non lo sia stato… dimostra in maniera lapalissiana la sua imprevedibilità. L'imprevisto esiste proprio perché non lo si prevede.
Da un punto di vista finanziario, un evento simile può essere causato dal panico che spinge a liquidazioni massicce che innescano a loro volta un effetto domino che provoca veri e propri crolli che travolgono interi mercati. Nella corsa alla svendita, tutti gli operatori cercano di sbarazzarsi dei titoli in loro possesso poiché prevedono che i loro prezzi scenderanno ulteriormente.
Ma un evento "imprevedibile" può essere previsto? Ovviamente no. Ma è possibile proteggersi dai suoi effetti, quale che sia la sua natura.
La soluzione all'evento imprevedibile è rappresentata da uno scudo di tipo monetario che viene utilizzato per far fronte a un'eventualità non considerata dalla strategia di trading. La strategia di esempio proposta, infatti, non prevede alcun tipo di limite alla potenziale escursione negativa della posizione poiché contempla una sola modalità di uscita, determinata appunto dal trascorrere del tempo.
Il fatto che tale strategia, che si suppone testata in maniera esaustiva, possa aver dato risultati positivi semplicemente fissando l'uscita dopo tre giorni dall'apertura della posizione, significa che il risultato globale può dipendere anche dal fatto che in tutte le operazioni aperte non si sia mai verificato un crollo tale da incidere significativamente sul risultato complessivo. In altre parole, se si ammette che nel periodo di permanenza sul mercato i prezzi possano muoversi in direzione opposta a quella auspicata, il fatto di non aver mai incontrato una variazione ipotetica superiore – diciamo – al 30% non implica che ciò non possa accadere in futuro. Per quanto poco probabile, non è certamente impossibile. Occorre pertanto proteggersi con uno scudo che entri in azione in corrispondenza di un determinato livello di perdita e liquidi la posizione.
Si noti bene: questo tipo di stop loss non prende in considerazione supporti, resistenze, trendline, medie mobili o altro tipo di strumento di derivazione grafica. Si tratta solo di un livello misurato in valore assoluto ma compatibile con il capitale a disposizione, esattamente come illustrato in precedenza con la regola del 2%.
La definizione di uno stop loss di tipo grafico prevede invece che si dimensionino i limiti dell'operazione in funzione del "contorno" grafico dell'operazione stessa. Entrano così in gioco livelli critici – supporti, resistenze, trendline – ed è l'aspetto grafico a dominare la pianificazione dell'operazione.
In questo caso si tratta di decidere quanto spazio lasciare ai prezzi per muoversi contro la posizione prima di liquidarla in perdita. È evidente che questo spazio deve essere abbastanza ampio in modo da assorbire le fisiologiche fluttuazioni dei prezzi senza far scattare lo stop, ma non deve esserlo troppo poiché, nel caso in cui lo stop venisse realmente colpito, il costo dell'errore potrebbe rivelarsi troppo pesante da sopportare.
La decisione di quanto spazio lasciare all'operazione dipende da svariati fattori e, in primo luogo dal time frame. È assolutamente comprensibile che se si opera in un'ottica di medio termine sia necessario lasciare ai prezzi uno spazio di oscillazione maggiore rispetto ad un'operatività più serrata.
Una volta identificato il time frame sul quale operare, il successivo passo da compiere è l'eliminazione del "rumore di mercato", ovvero quella componente del movimento dei prezzi che non riflette impulsi rialzisti o ribassisti veri e propri ma che rappresenta in qualche modo la componente residuale dell'azione degli operatori attivi su dato mercato o titolo. In altre parole, rispetto al time frame di riferimento, sarà necessario identificare la volatilità tipica del titolo e filtrare i movimenti al di sotto di tale livello. È perfettamente inutile mettere stop stretti per ridurre le perdite quando lo spazio a disposizione risulta fisiologicamente insufficiente a contenere le normali oscillazioni. Il concetto che sta alla base di questo tipo di approccio è la separazione del segnale dal rumore.
Sebbene lo stop loss di tipo grafico sembri, a prima vista, quello più sensato poiché viene stabilito in funzione dei livelli del grafico che hanno magari fatto invertire direzione ai prezzi, ha il difetto di essere comunque soggettivo.
Al contrario, uno stop loss stabilito in funzione della volatilità del mercato ha il vantaggio di essere costruito sulla base stessa dell'azione del mercato, comprendendone anche il rumore di fondo.
Stop loss, classificazione e implementazione
In linea di massima, comunque, è possibile identificare tre categorie (più una) di stop loss:
• stop loss grafici;
• stop loss basati sulla volatilità;
• stop loss monetari;
• stop loss temporali.
Stop loss grafici
Lo stop loss di tipo grafico nasce come sistema di protezione della posizione basato sull'osservazione di particolari zone del grafico che hanno generato dei pattern che sono stati in grado di far rimbalzare i prezzi verso l'alto o verso il basso. Utilizzando uno stop di tipo grafico, si applica l'analisi tecnica per determinare il livello di prezzo in corrispondenza del quale l'ipotesi rialzista o ribassista viene negata. Per esempio, se il segnale di apertura della posizione è costituito da un breakout dei massimi a due mesi, l'idea di fondo della strategia è che il mercato continui nella stessa direzione, facendo segnare nuovi massimi. I prezzi non dovrebbero ritracciare più di tanto e se lo facessero il movimento non si qualificherebbe come un breakout. Diviene pertanto necessario stabilire che, ad esempio, un ritracciamento che dovesse svilupparsi oltre il minimo precedente alla barra di breakout potrebbe rappresentare la negazione del segnale. Il problema di questo tipo di stop è rappresentato dal fatto che i livelli utilizzati per chiudere la posizione in perdita sono spesso abbastanza evidenti e, pertanto, potrebbero divenire oggetto di "caccia" da parte di operatori professionisti molto capitalizzati. L'attività di "stop running" è infatti molto remunerativa ed è spesso causa di quei bruschi movimenti intraday altrimenti inspiegabili. Il concetto di stop running è spiegato in maniera molto chiara da Joe Ross nei suoi libri della serie TNT. Egli parte dal concetto che molti trader posizionano i propri ordini di acquisto di vendita in corrispondenza degli swing di prezzo più recenti, confidando che il loro sfondamento dia vita a un breakout. Così, ad esempio, siamo portati a posizionare lo stop loss sotto al minimo di swing più recente confidando che la violazione di quel livello costituisca un elemento tale da accelerare la dinamica ribassista, che rappresenta l'evento che desideriamo evitare e per proteggerci dal quale posizioniamo lo stop loss. Di norma tale evento si verifica solo se in corrispondenza della violazione di quel livello entrano in gioco anche gli "outsiders" ovvero gli speculatori privati la cui azione congiunta conferisce il reale carburante necessario per il proseguimento del movimento. In alternativa il breakout si qualificherà come "falso" e il mercato riprenderà a muoversi in direzione opposta, a tutto vantaggio dei cacciatori di stop.

Si apre una posizione in corrispondenza della barra di reversal che si manifesta dopo la breve congestione che segue il brusco calo delle quotazioni. Se il punto di ingresso corrisponde al livello dei due massimi identici formatisi nella fase di congestione, il punto in cui piazzare lo stop loss è logicamente costituito dal minimo più significativo registrato, ovvero il minimo stesso della barra di reversal.

Come si vede, nei dieci giorni seguenti il livello di stop sembra essere in grado di contenere i movimenti avversi.

Il giorno successivo i prezzi scendono al di sotto del livello di stop originale facendo chiudere la posizione, come da programma.

Nella seduta che segue i prezzi riprendono la loro corsa verso l'alto.
In sostanza, il posizionamento dello stop loss a livello grafico, pur essendo un eccellente sistema di protezione dai movimenti contrari, si presenta un po' troppo vulnerabile ad attacchi di operatori molto capitalizzati in grado di speculare sul posizionamento degli ordini in stop che risulta un po' troppo ovvio.
Stop loss basati sulla volatilità
Come accennato in precedenza, questo tipo di stop non prende in considerazione solo l'aspetto grafico dell'andamento dei prezzi ma tiene conto della volatilità registrata nel corso delle ultime sedute. In tal modo, si concede al titolo la possibilità di oscillare in misura proporzionale alla sua volatilità più recente. Si otterrà così un sistema in grado di adattarsi automaticamente alle condizioni del mercato che integrerà anche a componente dell'inevitabile rumore di fondo.
Uno dei sistemi più semplici ed efficaci per misurare la volatilità del mercato in un determinato arco temporale è l'average true range (ATR), indicatore ideato e divulgato da Welles Wilder, celebre autore che, con il suo New concepts in technical trading systems, ha probabilmente offerto il contributo più prezioso all'analisi tecnica. Oltre all'ATR, il libro descrive infatti anche l'RSI, il Parabolic SAR e altri strumenti tecnici di rara intelligenza e inestimabile valore.
ATR, la misura del "vero" range di oscillazione
Alla base dell'ATR vi è il true range che è rappresentato dalla misurazione del valore maggiore risultante dalla differenza fra le seguenti tre misurazioni:
• il minimo e il massimo della seduta corrente;
• la chiusura della giornata precedente e il massimo della corrente;
• la chiusura della giornata precedente e il minimo della corrente.
Il passo successivo, che porta alla costruzione dell'indicatore che prende il nome di average true range, è il calcolo della media di tali valori (inclusi i gap) sulla base di un parametro scelto dall'utente come dominio temporale. In tal modo, l'ATR mostra come la volatilità aumenti o diminuisca nel corso del tempo, relativamente al periodo considerato.

L'istogramma mostra l'evoluzione dell'ATR del titolo.
La logica di uno stop basato sulla volatilità è la seguente: si assume che la volatilità rappresenti il "rumore di mercato" e la sua misurazione ci consente di quantificarlo. A questo punto, se abbiamo un'aspettativa rialzista, il nostro stop loss sarà rappresentato da un multiplo della volatilità che verrà sottratto dal nostro livello di ingresso (o dal minimo più significativo posizionato nei pressi del nostro ingresso). In tal modo si identificherà un livello di prezzo che sarà plausibilmente al di fuori del normale rumore di mercato e che sarà colpito solo se effettivamente i prezzi svilupperanno un movimento direzionale significativo contrario alla nostra posizione.
Supponiamo che un titolo che quota 4 euro abbia avuto un range di oscillazione medio di 10 centesimi negli ultimi 20 giorni. Tale misurazione non è certamente in grado di dirci se il titolo salirà o scenderà, ma ci dice con molta chiarezza qual è l'ambito di oscillazione medio del titolo in questione. Si tratta di un'informazione estremamente utile poiché ci consentirà di filtrare quei movimenti che, essendo compresi nella normale dinamica del titolo, non hanno alcun tipo di segnale da comunicarci.
In termini pratici, per stabilire un livello di stop loss, sarà necessario calcolare l'ATR, moltiplicarlo per un coefficiente pari a 2 o a 2,5 per poi sottrarlo al nostro livello di ingresso o a un recente minimo significativo. In tal modo, se il titolo si mantiene sui livelli di volatilità medi, il nostro stop verrà colpito solo se si sviluppa un movimento direzionale di rilevante entità. Nello specifico, se il nostro titolo quota 4 euro e l'ATR è di 10 centesimi, sarà possibile fissare il nostro stop loss a 4 euro meno l'ATR moltiplicato per 2,5, cioè a 3,75 euro (4 – 0,10 x 2,5).
Questo sistema per definire lo stop loss offre almeno due vantaggi. In primo luogo identifica un livello posizionato oggettivamente al di fuori del normale ambito di oscillazione del titolo; in secondo luogo ci consente di immettere un ordine condizionato di liquidazione la posizione un attimo dopo essere entrati sul mercato e ciò elimina qualsiasi tipo di valutazione soggettiva (ed emotiva) durante il trade.
Il grafico che segue illustra il posizionamento ideale dello stop loss iniziale in funzione della volatilità calcolata sui cinque giorni precedenti.

La linea rossa posizionata al di sotto dei prezzi illustra il livello di stop ideale rispetto alla barra sotto la quale è posizionato mentre la linea continua rappresenta il livello di stop calcolato tendendo conto della volatilità che, come si vede chiaramente, offre molto più spazio di oscillazione rispetto al precedente stop puramente grafico.
In dettaglio, la formula utilizzata in Metastock è la seguente:
L-(ATR(5)*1.5);
che sottrae al minimo di ciascuna barra la volatilità calcolata su 5 giorni e moltiplicata per un coefficiente di 1,5.
Una nota importante: è evidente che il livello di stop loss calcolato tendendo conto della volatilità fornisce solo il livello di stop iniziale e non eventuali livelli di trailing stop che devono invece essere calcolati successivamente all'ingresso in posizione e che vedremo descritte diffusamente in una delle prossime lezioni.
Stop loss monetari
Questo tipo di stop loss è probabilmente il più semplice da concepire e da applicare. Si tratta di stabilire, in valore assoluto, l'entità della perdita massima che si è disposti a sopportare in una determinata operazione. In tal modo, per esempio, possiamo arbitrariamente decidere di chiudere una posizione nel momento in cui si registra una perdita di 100, 200 oppure 500 euro. Il vantaggio di questo tipo di strategia è rappresentato dal fatto che consente di predeterminare l'entità della perdita massima in ragione della propria tolleranza al rischio; l'aspetto critico è invece costituito dal fatto che il livello di prezzo al quale si decide di liquidare la posizione per limitare la perdita entro il limite monetario stabilito potrebbe non aver alcun senso dal punto di vista grafico o della volatilità. In altre parole, lo stop loss monetario risponde solo all'esigenza di quantificare a priori l'entità della somma da mettere in gioco in ogni operazione. Un'evoluzione di questo concetto, che dà vita a un sistema di allocazione e di gestione del rischio più completo, verrà presentata più avanti.
Stop loss temporali
Pur non appartenendo alle canoniche categorie di posizionamento degli stop loss, una metodologia che prenda in considerazione il trascorrere del tempo senza che si verifichi un evento particolarmente favorevole o particolarmente sfavorevole va valutata. Dato per scontato che il capitale a disposizione del trader è, per definizione, un'entità limitata, è evidente che il trascorrere del tempo senza che i prezzi si dirigano con decisione verso il target di profitto o verso lo stop loss, pur non rappresentando di per sé un elemento particolarmente negativo, costituisce quantomeno un limite alle opportunità che il mercato offre. Mantenere a lungo una posizione solo perché non ha ancora raggiunto il livello di stop loss non sempre rappresenta una scelta corretta: quante opportunità si stanno perdendo "congelando" il proprio capitale in un'operazione che non sta dirigendosi da nessuna parte? A nostro avviso uno stop loss temporale dovrebbe essere sempre posizionato, proporzionalmente all'aspettativa di durata del trade. Sulla nostra strategia prevede di aprire una posizione e la cui durata presunta è di 5-8 giorni, è assolutamente consigliabile chiuderla (con un piccolo profitto o una piccola perdita) se entro un paio di giorni dal termine (diciamo 10 giorni per coerenza con l'esempio) non si è mossa significativamente nella direzione a noi favorevole



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Modificato da - gikosbd4ct in data 02/01/2006 00:29:33
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24X7
Senior


Regione: Piemonte
Prov.: Torino
Città: ceres


1523 Messaggi

Inserito il - 02/01/2006 : 17:20:53  Mostra Profilo Invia a 24X7 un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
ho letto con attenzione questo post e devo ringraziare di cuore gikos che lo ha postato e dr.m.mobius che ci ha invitato a leggerlo.
è naturale che mi ci sono ritrovato in molti degli esempi sbagliati riportati dallo scritto e piano piano, cercherò di modificare la mia visione ed impostazione del mio profilo di rischio in rapporto al capitale che utilizzo in questo tipo di investimento.
una lettura veramente interessante. grazie
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sex-de-fer
Senior


Regione: Veneto
Prov.: Treviso


1432 Messaggi

Inserito il - 04/01/2006 : 09:26:56  Mostra Profilo Invia a sex-de-fer un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Complimenti gikosbd4ct, chiaro, semplice, concentrato, queste paginette racchiudono quello che in alcuni libri sono spiegate in maniera dilungativa e meno precisa, in centinaia di pagine e sopratutto con un costo di decine di euro!!!
Volevo sapere chi è l'autore di queste interessantissime paginette? Grazie Francesco

P.S. Ma che nickname inpronunciabile che hai!!!!!!!!!
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